Il Momento Decisivo

Lo vivo, lo vedo, fugge e cerco di fissarlo. La Macchina Fotografica è preziosissima, qualche volta c’è e riesce, spesso non riesce a catturare il momento. Allora mi affido a memoria e matita.

decisivos

Ritorno ai momenti della vita della famiglia, di un volo, di un paesaggio, di una architettura nella luce magica, di un idea, di una soluzione, di un incontro. Molti momenti mi piacerebbe poterli richiamare. Se sono fortunato riesco anche a fissarli con efficacia a matita, acquerelli, penna. Spesso è la carta a conservarli, stampati sulla chimica, baritata o politenata, sulla carta di cotone martellata, oppure sullo standardizzato foglio di una risma stampata a getto di inchiostro.

Ma quello significativo? È una espressione, una smorfia, un salto sulla pozzanghera, un bacio. Racconta ed emoziona, rappresenta anche il prima ed il dopo. Proprio quel momento è decisivo.

 

 

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Stile ed utensili

Da un po’ di tempo sperimento cosa accade usando dei media nuovi. Al posto della carta sto provando lo schermo. Le possibilità sono molte ma non ho ancora capito quali risultati voglio raggiungere. Mi piace l’idea che i risultati dipendano dal movimento della mano, devo però limitare le possibilità e scegliere cosa mi sento più congeniale, fra un effetto matita, pennello, pennarello, pastello.

La pittura digitale, l’acquarello, non mi attira. Per quanto comodo e vicino allo strumento reale che sia. Trovo il digitale più simile alla artificiosità del colore e degli spessori propri dei pennarelli o dell’aerografo con mascherine.

Versione 3

Quello che potrei fare uscire dal mio iPad Pro non lo sento ancora mio, per questo non lo uso e non lo condivido.

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penna: software=grammatica:cultura

Dallo schermo erano scomparsi tutti i tasti di comando del programma. Compariva la sola pagina bianca, il cursore lampeggiava in attesa di eseguire gli ordini. Il mio collega ha iniziato a scrivere, digitando sulla tastiera, ma il carattere non era quello atteso, così come il font, il corpo. Sono arrivato in soccorso! Ho ripristinato le file di pulsanti sopra la finestra del documento. Il collega, contento ha preso a pigiare i pulsanti per sistemare il corpo, il font, scegliendo bold, light, regular, italic, come opportuno, l’allineamento. Poi è iniziato il balletto fra le famiglie di caratteri.

Il software ti dà la possibilità di controllare e modificare l’aspetto della pagina. I tasti semplificano l’operazione, sopperiscono alla scarsa conoscenza dei menù con piccole icone (il comando “salva” usa come icona l’immagine di un floppy, scomparso da anni dai nostri computer).

È più importante conoscere i comandi del software, come domare un testo che scappa per la pagina, controllare gli stili, le interlinee o conoscere la storia di un carattere tipografico, sapere cos’è la spaziatura, l’apertura, l’asse, il contrasto ed il peso di un font?

Un carattere senza grazie si adatta bene ai pixel dello schermo, alla sua matrice di punti quadrati ed ortogonali (pixels). Un carattere con grazie è facile da leggere sulla carta, anche se il corpo è piccolo; ha una spaziatura proporzionale; questo permette di usare meno pagine, meno inchiostro, senza pagare in leggibilità. Un corpo, un font, un colore hanno il loro significato, come simboli, come capacità di attirare l’attenzione, di far orientare il lettore, di dare una gerarchia ai contenuti.

Il DTP (desktop publishing) permette di comporre la pagina con il computer, sostituituendo il lavoro manuale di molte persone in studio di grafica. Avere però il mezzo e non avere la cultura della grafica è come avere una penna, saper scrivere senza conoscere le regole della grammatica.

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Manifesto per un CicloEvento

A ben riguardarlo trovo tanti errori di cui cercherò di fare tesoro. Non ne parlo in questo post, li tengo per me ed a voi lascio libertà di giudizio, senza condizionarvi.

Per il manifesto di una serie di eventi in città, ho fatto un collage di tipi di ciclista, monumenti cittadini, su uno sfondo a cui ho dato un po’ di profondità variando le dimensioni degli elementi. Tutti gli elementi sono stati schizzati, acquerellati, scansionati e ritagliati nel file digitale con Photoshop. La composizione e l’impaginazione l’ho fatta in Illustrator. La stampa è stata fatta in digitale.

L’idea è stata quella di creare qualcosa da rimodellare per altre esigenze, tenendone buoni gli elementi che la compongono, banner, puzzle, nuovi manifesti.

Stampa

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Ergonomia

Computer e lavoro. Passare ore davanti ad uno schermo è ormai la normalità. Ma questa “comodità” non è salubre, quanto non lo è restare seduti l’intero giorno, senza  occasioni di movimento del corpo, attivazione di muscoli e circolazione.

Il documento realizzato da una azienda produttrice di computer ed una di arredi per ufficio, è ciò che considero formazione ed informazione sulla sicurezza e salute. Immediato, chiaro, utile.

http://c.brightcove.com/services/viewer/federated_f9?isVid=1&isUI=1

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Quando non sai dove stai andando, ricordati da dove vieni

Il mio primo Mac Classic

Il mio primo Mac Classic

I computer ed i software non sono macchine perfette. Molti errori sono commessi nel pensare le procedure per l’uso, sempre a discapito dell’utente che deve imparare una ostica lingua straniera, deve prevedere comportamenti irragionevoli, deve arrivare , illogicamente, alla soluzione di problemi semplici, salvo poi non ricordarsene più.

Mi dice di più il primo, piuttosto che l’ultimo computer o software che hai usato. Sapere che sei una persona che guarda con occhio critico alla macchina e ne riesce a misurare l’effettiva utilità.

Il mio primo Mac Classic ha uno schermo di 11 inch. in bianco e nero, divertente da usare ma un po’ lento. Il mio primo PC aveva processore 486, il suo disco rigido l’ho copiato in un CD ROM.

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Cosa mi fa sentire a mio agio?

Sto lavorando ad un documento, seguo le indicazioni dello studio di grafica che cura la comunicazione della azienda.

Così come, ascoltando i “Tears For Fears” (gruppo rock anni 80) sono risalito a “The Beatles”, decisamente, nelle “linee guida” dello studio ci vedo indicazioni che mi riportano a Vignelli.

I tipi di carattere, la formattazione degli stili di queste Linee guida mi sembrano congruenti al Canone di Vignelli. Tutto quello che faceva la UNIMARK di Vignelli, Noorda, era coerente, rispettava regole molto rigide.

Creandosi un proprio stile si cerca fra riferimenti con i quali ci si sente a proprio agio. Anche inconsciamente si accumulano riferimenti che sentiamo affini: nella memoria; nei cassetti dell’archivio;  nel disco del computer.

Pur avendo simpatia per il rigore, alla fine mi sono accorto di essere a mio agio di più con esempi completamente in antitesi, sentendo affini Milton Glaser ed i suoi amici del Push Pin Studio!

ideeaconfornto

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