Mi dice di più il primo che l’ultimo

Il mio primo Mac Classic

Il mio primo Mac Classic

I computer ed i software non sono macchine perfette. Molti errori sono commessi nel pensare le procedure per l’uso, sempre a discapito dell’utente che deve imparare una ostica lingua straniera, deve prevedere comportamenti irragionevoli, deve arrivare , illogicamente, alla soluzione di problemi semplici, salvo poi non ricordarsene più.

Mi dice di più il primo, piuttosto che l’ultimo computer o software che hai usato. Sapere che sei una persona che guarda con occhio critico alla macchina e ne riesce a misurare l’effettiva utilità.

Il mio primo Mac Classic ha uno schermo di 11 inch. in bianco e nero, divertente da usare ma un po’ lento. Il mio primo PC aveva processore 486, il suo disco rigido l’ho copiato in un CD ROM.

Cosa mi fa sentire a mio agio?

Sto lavorando ad un documento, seguo le indicazioni dello studio di grafica che cura la comunicazione della azienda.

Così come, ascoltando i “Tears For Fears” (gruppo rock anni 80) sono risalito a “The Beatles”, decisamente, nelle “linee guida” dello studio ci vedo indicazioni che mi riportano a Vignelli.

I tipi di carattere, la formattazione degli stili di queste Linee guida mi sembrano congruenti al Canone di Vignelli. Tutto quello che faceva la UNIMARK di Vignelli, Noorda, era coerente, rispettava regole molto rigide.

Creandosi un proprio stile si cerca fra riferimenti con i quali ci si sente a proprio agio. Anche inconsciamente si accumulano riferimenti che sentiamo affini: nella memoria; nei cassetti dell’archivio;  nel disco del computer.

Pur avendo simpatia per il rigore, alla fine mi sono accorto di essere a mio agio di più con esempi completamente in antitesi, sentendo affini Milton Glaser ed i suoi amici del Push Pin Studio!

ideeaconfornto

Il punto di partenza.

Input outputQuando si inizia un progetto è importante il punto di partenza. Se si iniziasse da zero, senza l’accesso e la base di una esperienza precedente non si riuscirebbe ad arrivare molto lontano.  I dati di ingresso alla progettazione sono il punto di partenza. Otto Lilienthal, alla fine dell’ottocento, ha eseguito misurazioni sulle forze nel volo degli uccelli, creando le basi per la progettazione delle sue macchine volanti, diventate ispirazione e base di partenza per l’evoluzione con il Flyer dei fratelli Wright agli inizi del novecento. Sono passati poco più di cento anni, la condivisione delle conoscenze ha permesso miglioramenti impensabili.

Specializzare le proprie conoscenze è la strada da seguire per migliorare. L’analisi del prodotto, del processo produttivo, degli impatti, durante l’intero ciclo di vita (LCA), permette di mettere in ordine gli aspetti in base alla loro criticità, aiutando a definire interventi mirati a ridurre costo economico e ambientale.

Iniziare una progettazione, sia un mobile per ufficio, un prodotto di elettronica, una bicicletta, ampliando la propria base di partenza, arricchendo i dati di ingresso al processo di progettazione, è il primo passo per l’evoluzione.

Che percorso stai seguendo?

007La vita è un percorso. A volte è agevole e piacevole, possono capitare ostacoli. Nella vita professionale può capitare di dover imboccare strade difficili, impervie ma panoramiche, si affrontano ostacoli, si accumulano esperienze. Forse nella vita e nella professione si raggiungono anche delle mete, per me, ora, resta un percorso. Quando una esperienza o una conoscenza è acquisita, c’è qualcosa di nuovo da scoprire o approfondire che ci attende.

Per comunicare un raduno di alianti d’epoca ho dedicato un po’ della mia strada a cercare di capire il linguaggio del futurismo. La pittura, la tipografia, anche la tecnologia aeronautica degli anni 30. Un linguaggio che mi è sembrato adatto al tema dell’evento, comunque sempre interessante per la grande attività nella grafica in quel periodo storico.

Calendario e programma associazione ciclistica 2014.

ciclocittà 2014

Anche quest’anno ho avuto la possibilità di impaginare il calendario della associazione ciclistica di Varese.

Lo scopo del documento è trasmettere il programma di escursioni ed attività della associazione, il calendario è dunque il formato più naturale.

Il formato e verticale stretto, in rapporto 1:3, stampato bianca e volta, con due pieghe cordonate per ridurlo ad un modulo quadrato di un terzo. La tabella del calendario ed il programma sono divisi in due semestri, uno per facciata. Nella terzo superiore c’è l’illustrazione, i loghi, il calendario. Nei due terzi inferiori c’è il programma, in calce gli sponsor. La partizione divide i contenuti funzionalmente, esteticamente, anche fisicamente, con una piega o, se si vuole, un taglio.

Per i titoli ho usato la ricca famiglia di caratteri Open Sans, con diversi set di caratteri con peso diverso, adatti alla stampa ed alla visualizzazione sul web. Per il testo ho usato Garamond, per facilitare la lettura, essendo il corpo molto piccolo.

I colori sono l’azzurro ed il verde, richiamati anche nella illustrazioni.

Quest’anno ho potuto anche usare mie illustrazioni, matita ed acquerelli da Urban-sketcher, i cui soggetti sono legati al territorio in cui opera l’associazione.

Buon design

Immagine

Buon design

Biciclette pieghevoli ne sono state fatte molte, molte ancora sono in fase di sviluppo. Nessuna, ancora, mi sembra aver superato la Strida in funzionalità. Le ridottissime dimensioni di altre pieghevoli sono ottenute eseguendo lunghe e complicate operazioni di smontaggio, ripiegamento, rotazione. I 4 secondi necessari per ripiegare la Strida, che diventa come un ombrello o un passeggino per bimbi, lasciano stupiti, ma sono soprattutto fondamentali per saltare di corsa su un treno, tenerla accanto, anche stando in piedi.

Le pieghevoli usano meccanismi eccessivamente complessi a scapito dell’estetica, questa è una funzione fondamentale per una bici. La pieghevole la si sceglie come un abito. Brompton promuove la customizzazione permettendo la scelta di accessori e colore del telaio. Una massa amorfa di di staffe, bracci, fresati dal pieno, tiranti, non ha nulla a che vedere con l’eleganza di una Laser Cinelli o una vecchia Peugeot. La Strida, pur non essendo proprio disegnata da uno stilista, ha un meccanismo semplice e funzionale, è pulita.

La Strida, di Mark Andrew Sanders, continua ad essere una delle idee che mi sarebbe piaciuto avere, da quando la incrociai sul numero 764 di Domus, di ottobre 1994!

Battistrada

Immagine

Battistrada

Ho cambiato il mio secondo pneumatico posteriore. Milano ha delle strade terribili per le bici. Lastricato, binari del Tram, saltelli sui marciapiedi sono dei Killer per i copertoni.
Riparare la camera d’aria è facilissimo, essendo montata su un monobraccio, con la ruota a sbalzo, non si deve smontare nulla. L’unica vera difficoltà è sfilare il copertone dal cerchio, essendo piccoli, del 16 o del 18 (dipende dal modello di Strida), si fa un po’ più di fatica. Meglio usare leve di plastica, non rovinano il cerchio di alluminio, possono rompersi se si fa troppa forza.