penna: software=grammatica:cultura

Dallo schermo erano scomparsi tutti i tasti di comando del programma. Compariva la sola pagina bianca, il cursore lampeggiava in attesa di eseguire gli ordini. Il mio collega ha iniziato a scrivere, digitando sulla tastiera, ma il carattere non era quello atteso, così come il font, il corpo. Sono arrivato in soccorso! Ho ripristinato le file di pulsanti sopra la finestra del documento. Il collega, contento ha preso a pigiare i pulsanti per sistemare il corpo, il font, scegliendo bold, light, regular, italic, come opportuno, l’allineamento. Poi è iniziato il balletto fra le famiglie di caratteri.

Il software ti dà la possibilità di controllare e modificare l’aspetto della pagina. I tasti semplificano l’operazione, sopperiscono alla scarsa conoscenza dei menù con piccole icone (il comando “salva” usa come icona l’immagine di un floppy, scomparso da anni dai nostri computer).

È più importante conoscere i comandi del software, come domare un testo che scappa per la pagina, controllare gli stili, le interlinee o conoscere la storia di un carattere tipografico, sapere cos’è la spaziatura, l’apertura, l’asse, il contrasto ed il peso di un font?

Un carattere senza grazie si adatta bene ai pixel dello schermo, alla sua matrice di punti quadrati ed ortogonali (pixels). Un carattere con grazie è facile da leggere sulla carta, anche se il corpo è piccolo; ha una spaziatura proporzionale; questo permette di usare meno pagine, meno inchiostro, senza pagare in leggibilità. Un corpo, un font, un colore hanno il loro significato, come simboli, come capacità di attirare l’attenzione, di far orientare il lettore, di dare una gerarchia ai contenuti.

Il DTP (desktop publishing) permette di comporre la pagina con il computer, sostituituendo il lavoro manuale di molte persone in studio di grafica. Avere però il mezzo e non avere la cultura della grafica è come avere una penna, saper scrivere senza conoscere le regole della grammatica.

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